Supporto psicologico a distanza

Per un errore tecnico il 20 Marzo 2020 è stato pubblicato il seguente articolo in versione incompleta. Vi ripropongo il medesimo articolo completo in tutte le sue parti. Buona lettura.

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In questi tempi di restrinzioni alla libera circolazione e all’invito perentorio di limitare allo stretto necessario uscite e relazioni sociali, è inevitabile vivere momenti di stress, più o meno frequenti, più o meno importanti.

Le disposizioni emanate dal governo sono misure necessarie al contenimento della diffusione di questo virus che, ahimè, comporta gravi conseguenze, in termini di salute, talvolta fatali.

Dinanzi a tale scenario varie sono le reazioni che stiamo vedendo, fuori dalla finestra, al telegiornale, sui social.

Chi esce strettamente per necessità, restando la maggior parte del tempo in casa

chi non mette naso fuori di casa per giorni, disinfettando ogni artefatto della casa

chi va al parco a fare picnic o gite in altre regioni, prendendo multe salate

chi lavora da casa, perchè il tipo di lavoro e il datore di lavoro lo permettono

chi resta a casa per senso civico e di responsabilità, anche bloccando il lavoro e dunque le entrate mensili.

Tutta questa eterogeneità di reazioni comportamentali scaturiscono da diversi elementi, in primis dalla valutazione che ognuno di noi compie a livello mentale, della percezione del pericolo e della stima delle possibili conseguenze negative che potrebbero scaturire dalla volontà di seguire e rispettare le disposizioni fornite dal Governo, basate sulle indicazioni fornite da esperti dell’Istituto Superiore di Sanità.

Probabilmente, il processo decisionale di chi ha scelto di non seguire le disposizioni governative in termini di COVID-19, vede la prevalenza della sottostima dei rischi legati all’esposizione (a me non succede niente, è solo in alcune zone, non mi importa, etc) in favore di una sovrastima delle perdite legate al restare a casa (libertà individuale, paura dell’isolamento, rabbia, stress percepito), adeguando il proprio comportamento verso scelte discordanti dalle attuali normative.

Per chi sceglie di seguire le norme governative, lo scenario non è dei migliori: l’isolamento, il blocco delle relazioni interpersonali in vivo, lo stop delle attività lavorative, la convivenza forzata h24 con i familiari, la paura di chi è fuori dalle mura protette della propria abitazione, uscire per le necessità, esponendosi ad un probabile contagio rendono comunque stressante il vissuto quotidiano.

Al fine di fornire un aiuto professionale a tutti i cittadini che versano in uno stato di stress  legato alla contingenza del momento, e a chi vive disagi psicologici pregressi, esacerbati dal momento  attuale, diversi studi professionali di Psicologia e Psicoterapia sul territorio nazionale offrono uno spazio di ascolto gratuito, attraverso differenti modalità (su Internet è possibile consultare la lista degli spazi attivati #psicologicontrolapaura).

Lo studio di Psicoterapia Cognitiva Bracci si allinea all’offerta di spazi di ascolto gratuiti, attraverso messaggistica o brevi colloqui telefonici (questi ultimi da concordare preventivamente).

Per chi fosse interessato a iniziare o riprendere un lavoro più strutturato, in termini di supporto psicologico e/o psicoterapia, può prenotare un appuntamento. In questo caso, in accordo con le disposizioni governative anti-contagio, tali servizi sono normalmente assicurati nell’ambito di un impegno professionale, soggetto a pagamento in base al Tariffario Nazionale degli Psicologi, e sarà effettuato tramite supporto on-line, Skype e telefonicamente, in base alle singole esigenze.

Resto a disposizione per informazioni.

Festività natalizie. Quando la festa non è festa.

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Dottoressa, non va bene. Si avvicina Natale, in giro ci sono tante luci, tante persone che corrono di qua e di là, felici, tanti pacchetti, e regali e gran sorrisi, tutti belli, eleganti, con un gran da fare, …..e anche io ne avrei di cose da fare…tra un poco arrivano un po di parenti lontani, qualche dono lo dovrei preparare anche io,  ma……non me la sento. E poi, a parte che rimando sempre e il tempo mi sta sfuggendo tra le dita, è che non ne ho proprio voglia.

 

Dalle sue parole mi sembra di capire che non trova dentro di sé la voglia, il desiderio di essere presente e attiva in questo spirito natalizio che La circonda. E’ così?

 

Si.

 

Può spiegarmi meglio?

 

E’ che mi sembra che ciò che mi circonda sia falso, irreale, a momenti. In altri momenti penso che sono io quella sbagliata, quella triste in un mondo pieno di felicità. Ma, Dottoressa, di cosa dovrei essere felice? Lei conosce i miei guai, non riesco a venirne a capo. O almeno, in alcuni periodi va meglio, come in questi ultimi mesi, ma poi arrivano queste feste dove DEVI essere felice, tutti quelli con cui parli ti dicono di farti coraggio e di sorridere, ma come faccio, se dentro sto morendo? 

 

 

Quando una persona si trova in uno stato di sofferenza o fragilità, anche a fronte di condizioni cliniche conclamate, vive quotidianamente nel disagio, senza interruzione per feste e vacanze.

Nello specifico, Natale è per tutti la Festa, sia per i credenti che per gli non crede, in quanto occasione per stare in compagnia di persone care.

Eppure non per tutti è così, per differenti ragioni. Comune a queste persone è il vissuto di estraneità, di tristezza, di vuoto e disperazione che può derivare dal  confronto tra ciò che si sta vivendo e “la normale gioia che circonda il Natale”. E’ questo gap, questa differenza percepita soggettivamente, ritenuta abissale, che attiva o riattiva pensieri negativi automatici, che a loro volta mettono in moto circoli viziosi che sono alla base di un’escalation di sofferenza.

Riconoscere le proprie vulnerabilità e cercare un sostegno professionale è un buon punto di partenza per intervenire positivamente sulla propria salute mentale.

Lavorare su di sé, in termini di pensieri ed emozioni, sulle proprie credenze, sulle personali idiosincrasie è un dono che facciamo a noi stessi, all’insegna della autopromozione di una buona qualità di vita.